I Bronzi di San Casciano incantano i visitatori del prestigioso museo di Reggio Calabria
Si chiude il 12 gennaio, al MarC, il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, dopo una lunga stagione iniziata il 5 agosto scorso, la mostra che ha ospitato i piccoli Bronzi di San Casciano, dal titolo ‘Gli dei ritornano’, le statue scoperte nell’estate del 2022 in Toscana, nel medesimo anno in cui si celebrava il 50° anniversario della scoperta dei Bronzi di Riace.
Una coincidenza coronata, a soli due anni di distanza dall’incredibile ritrovamento, con un’esposizione che unisce i due guerrieri senza nome alle statue e statuette votive incredibilmente integre, o quasi, raffiguranti infanti, uomini, donne e naturalmente divinità, mirabili opere realizzate oltre 2.300 anni fa.
Questo importantissimo Museo, scrigno di antichità, costruito negli anni 30, si erge sopra una necropoli, accessibile dai sotterranei, che si estende oltre l’antica cinta muraria ellenica, silenziosa custode di tombe ed ambienti sepolcrali, tra cui alcune ancora intatte e mai aperte.
Negli ultimi mesi, però, i veri protagonisti degli ambienti sotterranei non sono le testimonianze elleniche, ma i nuovi gioielli dell’arte antica: i tesori di San Casciano.
Ritrovati all’interno di una vasca sacra dedicata ad Apollo, dio del sole, delle arti e della medicina, ricavata da una sorgente termale, rappresentava un luogo sacro dove venivano rivolte preghiere offrendo ex voto, cioè doni per esaudire una supplica.
Per questo motivo, tra le offerte votive presenti all’interno della vasca termale, sono stati rinvenuti anche oggetti riconducibili alla professione medica e riproduzioni di parti anatomiche tra cui un rene, un orecchio, dei seni e, inaspettatamente, anche un utero, insieme ad una ricca collezione di monete.
Il vero trionfo della mostra, però, non risiede in questi inaspettati oggetti, bensì nelle spettacolari statue alte circa un metro, che incantano e ti riportano indietro nei secoli, fino al tempo in cui furono cautamente e volutamente celate tra il tepore delle acque termali.
Ma, se la vasca centrale e l’interno delle terme non erano accessibili al popolo romano, perché era consentito solo l’utilizzo del lato esterno, come mai tutti questi tesori votivi erano sapientemente chiusi dentro la vasca coperta intenzionalmente dagli antichi romani?
La risposta risiede nella Fulgur conditum, letteralmente ‘luogo colpito da un fulmine’, di cui testi antichi ci hanno lasciato memoria. Per dare una spiegazione a questo evento dobbiamo ripercorrere le orme della storia con gli stessi occhi degli antichi romani i quali, attribuivano ogni evento alla volontà divina senza escludere gli effetti atmosferici, come la caduta di un fulmine!
Secondo la tradizione romana ciò che veniva colpito da un fulmine era interpretato come un cattivo auspicio, dovuto all’ira di Giove e, di conseguenza, veniva attuato prontamente il rito propiziatorio per invocare la benevolenza del dio.
Si è certi che la sepoltura della sacra vasca termale e degli oggetti votivi sia causata dalla Fulgur conditum grazie al fulmine di bronzo scoperto, oggetto rituale appositamente realizzato, che veniva seppellito per indicare che ciò che giaceva al di sotto del terreno, era indice di collera divina.
Magicamente, tali opere rivedono la luce e possono essere ancora ammirate, non solo nel luogo del ritrovamento, ma anche oltre i confini toscani. Per diversi mesi, infatti, la città di Reggio Calabria ha avuto l’onore di ospitare questi doni del passato, nello stesso luogo in cui dimorano i guerrieri di bronzo, le sculture più belle e importanti dell’antichità.
Un connubio sublime di arte e tradizioni antiche, che speriamo di poter ancora ospitare, per ripercorrere nuovamente, come un rito propiziatorio, le silenziose sale allestite con lo sfondo azzurro come il mare, che trasmettono quel senso di ritrovata eternità, come se le statue fossero appena emerse dalle azzurre acque mediterranee, dopo oltre 2.000 anni, per essere ammirate in tutto il loro splendore.

