La giornata dedicata all’eroe dei due mondi si trasforma in un inatteso scenario di fumo e focolai, rivelando l’abbandono e le contraddizioni di un territorio che custodisce pagine decisive del Risorgimento.

di DANIELA LA CAVA

Ci sono giorni che si crede trascorrano con il ritmo dettato dalla routine, soprattutto quando si è in attesa di eventi come conferenze già organizzate e definite con largo anticipo. Ma a volte le sorprese sono davvero inaspettate, e non sempre in meglio.

Immaginate la scena: arrivare in un luogo fuori città, immersi nel verde di Sant’Eufemia d’Aspromonte, a pochi chilometri dalla più nota Gambarie, meta estiva e invernale di molti turisti. Immaginate di recarvi lì a cuor leggero, prestando attenzione ai tratti stradali stretti, rigorosamente a doppio senso di marcia, talvolta privi di sostegni e guardrail, per raggiungere la sede aspromontana simbolo del Risorgimento italiano: il Mausoleo Garibaldi.

È qui che si intrecciano le vicende che iniziarono con lo sbarco dei Mille e con la marcia di migliaia di soldati al seguito del generale Giuseppe Garibaldi. Ci si ferma a visitare la casa — ormai ridotta a un rudere — dove, al secondo piano, Garibaldi soggiornò prima del fatidico scontro del 29 agosto 1862 che ne causò il ferimento e la successiva carcerazione, consegnandolo definitivamente alla storia.

Si lascia casa Padamìa con la tristezza nel cuore, constatando lo stato di abbandono che, con tenacia, negli ultimi anni si sta cercando di recuperare nonostante una burocrazia tutt’altro che efficiente. Si imbocca poi il sentiero curvo che conduce al Mausoleo, dove nella giornata del 17 agosto, alle ore 9:30, avrebbe dovuto avere inizio una giornata dedicata all’eroe dei due mondi: dalla giornata ecologica, al convegno, fino all’inaugurazione dei pannelli espositivi che narrano le vicende risorgimentali legate a quel luogo, lo stesso in cui Garibaldi fu ferito e adagiato su un tronco reso cavo dai soldati che ne scavarono l’interno con coltelli e baionette.

L’albero, oggi recintato e corredato da lapide commemorativa e da un nuovo pannello espositivo resistente alle intemperie, è parte integrante di un percorso che avrebbe dovuto culminare con un ricco buffet e momenti di convivialità per ricordare un frammento della storia d’Italia vissuto e consumato in Aspromonte, entrato di diritto nei libri di storia.

Con questo spirito, tutti gli ospiti si recano al Mausoleo per assistere al convegno. Ma davanti ai loro occhi si presenta tutt’altro: fumo, diversi focolai e i vigili del fuoco impegnati a domare quello che, con un soffio di vento, sarebbe potuto diventare un grave incendio.

Nonostante le segnalazioni effettuate verso le 7:30 del mattino da volontari incaricati di aprire il Mausoleo e predisporre l’accoglienza, i vigili del fuoco si sono presentati solo alcune ore dopo, nonostante la presenza — a pochi chilometri — di una caserma inaugurata due anni prima ma mai attivata. Come ha ricordato il sindaco del comune di S. Eufemia d’Aspromonte durante il convegno, il ritardo è apparso incomprensibile e ha messo in luce una fragilità strutturale che stride con l’importanza storica del luogo.

Con grande ritardo, fumo e l’animo deluso ma determinato a oltrepassare il vandalismo evidente, la giornata prosegue comunque all’insegna della memoria, con una partecipazione sorprendentemente alta. Intorno all’ora del meridiano, le prime file sono occupate dai sindaci della lega aspromontana: Pietro Violi (Sant’Eufemia d’Aspromonte), Francesco Malara (Santo Stefano d’Aspromonte), Luigi Chiappalone (Sinopoli), Domenico Licastro (Delianuova), Antonio Salvatore Carone (San Procopio), Angelo Surace (Cosoleto), Giuseppe Morizzi (Oppido Mamertina), e l’assessore all’ambiente Valerio Rositano (S. Eufemia d’Aspromonte).

Durante il convegno, i sindaci relatori hanno esposto, senza riserve, le criticità che affliggono il territorio aspromontano.

Il sindaco di Sant’Eufemia d’Aspromonte, on. Pietro Violi, ha curato i saluti istituzionali e ha denunciato con fermezza — come nei video allegati all’evento — l’offesa alla memoria garibaldina, le difficoltà idriche, le carenze infrastrutturali, la viabilità compromessa e l’abbandono di un luogo che rappresenta una pietra miliare del Risorgimento italiano.

A seguire, il sindaco di Santo Stefano d’Aspromonte, on. Francesco Malara, ha ribadito le stesse criticità, sottolineando l’urgenza di interventi strutturali e la necessità di una valorizzazione reale del territorio, troppo spesso lasciato solo nonostante il suo valore storico e naturalistico.

Ha preso poi la parola Massimiliano Rositano, presidente dell’Associazione Culturale Aspromonte, che ha evidenziato il ruolo dell’associazionismo nel tenere viva la memoria garibaldina e nel costruire un ponte culturale tra Nord e Sud, ricordando che l’Italia è stata fatta dagli italiani di ogni regione.

Il momento più atteso del convegno è stato l’intervento dello storico del territorio, Prof. Diego Geria, che ha trasformato la ricostruzione degli eventi del 1862 in una narrazione avvincente, quasi cinematografica.

Con ritmo serrato e precisione documentaria, Geria ha guidato il pubblico attraverso:

  • le tensioni politiche tra Garibaldi e il governo regio,
  • le dinamiche della Battaglia dell’Aspromonte,
  • il ferimento dell’eroe,
  • la sua cattura,
  • il significato simbolico di quel tronco scavato dai soldati,
  • e il valore identitario del luogo dove Garibaldi “divenne leggenda”.

La sua esposizione, appassionata e rigorosa, ha restituito vita a un episodio spesso semplificato nei manuali, mostrando come l’Aspromonte sia stato teatro non solo di uno scontro armato, ma di una frattura politica e morale che ancora oggi parla all’Italia contemporanea.

A conclusione degli interventi, è stata premiata l’Associazione Garibaldina, presieduta dalla dott.ssa Rosaria Surace, con un attestato di merito per l’impegno nella tutela della memoria garibaldina. Presenti anche i rappresentanti del Museo del Bergamotto, diretto dal dott. Vittorio Caminiti, che hanno sottolineato il valore culturale del lavoro svolto dall’associazione e la necessità di proteggere i luoghi simbolo del Risorgimento.

Un valore che, purtroppo, non ha lasciato traccia nei piromani che hanno tentato un nuovo focolaio: il terzo nella giornata di ieri, rispettivamente alle 03:00, alle 07:00 e alle 21:00 circa, quando finalmente un temporale ha messo in sicurezza l’albero — almeno per qualche ora. Sarà la natura stessa, ancora una volta, a tenere a bada la scelleratezza umana.

Si temono ulteriori attacchi, sempre più invadenti, da parte di menti ignoranti e malate che non comprendono la differenza tra il contesto attuale, difficile e problematico, e il passato che ha creato — nel bene e nel male — la bandiera italiana. L’unica bandiera che dobbiamo onorare, difendere e tramandare.