Sul luogo dello scontro del 1862, la Calabria ricorda Garibaldi e riflette sul valore dell’unità nazionale, mentre le ferite del territorio, dagli incendi dolosi alle nuove forme di abbandono, chiedono ancora risposte.

di DANIELA LA CAVA

Ci sono giorni in cui la memoria imprime la sua forza non solo nei personaggi, ma nei luoghi, trame dolorose scritte in nome di un’ideale, legate a nomi che la storia racconta con sfumature diverse, come a ricalcare la diversità e le mille sfumature che caratterizzano l’animo umano.

Varie sono le vicende che un periodo intenso e discusso conosciuto come Risorgimento trascina con sé, con i suoi lati nascosti, le inevitabili scie di sangue e le guerre civili combattute tra italiani in nome di una nazione unita e libera dove, dal confronto tra schieramenti e fonti primarie, emerge una verità spesso taciuta: l’unità fu sì un processo politico e identitario, ma non del tutto uniforme nel progresso né nelle espressioni culturali dei territori.

Che piaccia o no, l’avvio dell’unificazione italiana parte dalla Calabria, con lo sbarco a Melito di Porto Salvo (RC), del generale Giuseppe Garibaldi: una missione che non proseguì attraverso la vicina Reggio Calabria per ragioni discusse ma storicamente accertate, ma risalendo lungo la foce Valanidi, attraverso la più impervia via montana che fece dell’Aspromonte il teatro di uno degli episodi più controversi del Risorgimento. Una terra che offriva poco ai soldati – martiri italiani di entrambe le fazioni- perché la guerra è orrore per tutti: per chi combatte e per le popolazioni rurali costrette a subire eventi contro cui nulla potevano.

Dopo lo sbarco quindi, soldati avanzarono lungo una marcia estenuante, privi di rifornimenti, di acqua e di qualsiasi sostegno. Caddero in molti… troppi, travolti da condizioni misere e disumane che nessun essere umano dovrebbe conoscere.

È la logica crudele dei conflitti: chi è sul campo paga il prezzo più alto, mentre le decisioni che determinano il destino di uomini e territori vengono prese lontano dal fronte, in luoghi dove la guerra non mostra il suo volto ma ricade sulle vite di chi non ha voce.

Cos’è l’Italia, se non una terra bellissima conquistata con il sangue, ancora lontana da un’unità nazionale piena, segnata dalle differenze tra Nord e Sud, dove ancora oggi tanti giovani e intere famiglie sono costrette ad abbandonare la propria terra in cerca di condizioni più dignitose?

Ma torniamo al celebre scontro del 29 agosto 1862, avvenuto a Sant’Eufemia d’Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria. La commemorazione del ferimento di Giuseppe Garibaldi ricorre ogni anno in una location unica, che ha visto un evento trasformarsi in storia e un generale in leggenda: il Mausoleo Garibaldi, recentemente balzato alle cronache locali per atti vandalici e tentativi di incendio, come riportato in un precedente articolo di seguito allegato:

L’INCENDIO DELLA MEMORIA: L’ASPROMONTE INFLIGGE A GARIBALDI LA SECONDA FERITA — IERI DAL PIOMBO, OGGI DALL’INCURIA. – Promovideo Tv News

La giornata, riproposta da oltre vent’anni, si apre con la deposizione della corona di alloro da parte del sindaco del comune ospitante, prof. Pietro Violi, affiancato dal sindaco di Santo Stefano d’Aspromonte, dott. Francesco Malara, dal vicesindaco di Sant’Eufemia Gemma Foti, dall’assessore all’ambiente Valerio Rositano, dall’assessore alla cultura e agli eventi di Santo Stefano Mimma Vitale, dalle autorità militari rappresentate dal  Maresciallo Capo Carmelo Orlando, Comandante della Stazione di Sant’Eufemia d’Aspromonte, e dalle associazioni Mille Donne per l’ItaliaAcanto, la Protezione Civile “I Lupi”, oltre a numerosi partecipanti.

Un gesto simbolico che precede un momento di alto valore culturale e civile: il convegno storico, dedicato all’analisi rigorosa degli eventi che, dallo sbarco sulle coste della Calabria, condussero fino al celebre incontro di Teano tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II.

A introdurre il convegno è stato il prof. Pietro Violi, con una esposizione concreta e dettagliata degli avvenimenti accaduti proprio in quel luogo dove ha avuto inizio l’unità d’Italia. Il sindaco ha illustrato anche i recenti fatti di cronaca: tre tentativi di incendio doloso, avvenuti nella stessa giornata, di cui rimangono evidenti tracce. Episodi che hanno portato alla denuncia ufficiale alle forze dell’ordine e al richiamo alla caserma dei vigili del fuoco del comune adiacente, inaugurata due anni fa ma mai attivata.

La parola è poi passata agli altri relatori:

  • prof. Francesco Malara, sindaco di Santo Stefano d’Aspromonte,
  • prof. Francesco Idotta, storico,
  • prof. Diego Geria, storico.

Il convegno ha rappresentato un momento dedicato alla memoria del passato, con tutte le sue sfaccettature e i confronti tra fonti primarie accertate e testimonianze contraddittorie. Una narrazione avvincente, condotta da studiosi capaci di raccontare gli eventi come un romanzo d’avventura: un’avventura chiamata Italia.

La giornata è proseguita nel comune di Santo Stefano d’Aspromonte, con la cerimonia dell’alzabandiera accompagnata dalla patriottica esibizione dei bersaglieri in ricordo del primo sventolio del tricolore con la commemorazione dei martiri della bandiera. Nella piazza principale è stato allestito un palco che ha ospitato artisti e musicisti, che hanno messo in scena uno spettacolo a tema in onore del tricolore.