
di Daniela La Cava
LE FALSE NARRAZIONI SUI BRONZI DI RIACE ARRIVANO PERFINO NEI LIBRI PER BAMBINI. UN CASO EDITORIALE CHE RICHIEDE L’INTERVENTO DELLE ISTITUZIONI.
Può capitare che, cimentandosi nella scrittura di un libro, si finisca per deformare la storia, come spesso accade leggendo un romanzo storico dopo aver visto il film da cui trae ispirazione. In questo caso, però, l’autore dichiara inequivocabilmente che il contenuto letterario è ispirato a una storia vera.
Ma cosa c’entra tutto ciò con i Bronzi di Riace?
Di fake sui Bronzi se ne ascoltano da anni, quasi sempre accompagnate da ipotesi ricostruttive più o meno fantasiose. Negli ultimi tempi, tuttavia, queste interpretazioni personali hanno oltrepassato i confini dell’immaginario collettivo, arrivando a coinvolgere perfino i piccoli lettori. Tra le pubblicazioni più recenti compare infatti un volume illustrato, ben impaginato e di facile lettura, che propone una narrazione dei Bronzi come se le statue — avvolte dal mistero fin dal loro ritrovamento — avessero una storia certa, accreditata e consolidata.
Eppure è risaputo, e più volte ribadito, che i Bronzi non hanno ancora un’identità definita!
Nonostante ciò, il libro di Miriam Marino, La storia dei Bronzi di Riace (Città del Sole Edizioni), un libricino per bambini dal costo di 15 euro, attualmente diffuso tra librerie ed edicole, presenta come veritiera la storia dei fratelli Eteocle e Polinice, figli di Edipo e Giocasta, insieme ai protagonisti della trilogia sofoclea e della tragedia I Sette contro Tebe di Eschilo.
Riflettendo su questa ipotesi, emerge un’evidenza difficilmente ignorabile: i due giovani, fratelli o gemelli che fossero, non possono essere associati a due uomini armati di lancia e scudo, rappresentati con il corpo maturo e vigoroso dei Bronzi: Eteocle e Polinice, infatti, pur avendo ereditato il trono del re Edipo — padre e fratello insieme — e della regina Giocasta — nonna e madre — non avevano ancora l’età per regnare e, secondo il mito, morirono trafitti dalla spada l’uno dell’altro.
La tradizione classica, inoltre, prevedeva che i giovani uomini fossero rappresentati secondo il modello delle achillee, figure ispirate al giovane Achille, e non come guerrieri adulti nel pieno della loro forza fisica.
Non mi soffermo sulle versioni fantasiose che, fino a qualche tempo fa, circolavano con una certa indulgenza, al pari di altre interpretazioni, ma oggi è necessario un richiamo forte:
invito tutti — istituzioni comprese — a impegnarsi nella divulgazione di contenuti corretti e a segnalare tempestivamente le versioni non accreditate che, come in questo caso, rischiano di essere scambiate per verità consolidate quando invece sono fake colossali.
Nel rispetto di un patrimonio straordinario che custodiamo, che merita di essere onorato, non manipolato o falsificato!
