di DANIELA LA CAVA

Dalla letteratura medievale alla più recente saga di Harry Potter, la figura del Grifone, l’animale mitologico metà leone e metà aquila, non smette di affascinare e di ispirare le nuove generazioni. Ma cosa sappiamo davvero di questo essere leggendario? È davvero esistito? Da dove nasce la sua storia?

La risposta non è semplice, perché il Grifone è una creatura che vive su due piani distinti: quello della fantasia letteraria, che lo ha trasformato in simbolo di forza, regalità e vigilanza, e quello della zoologia reale, che ci restituisce un animale vero, imponente, capace di solcare i cieli del Mediterraneo con un’apertura alare che supera i due metri e mezzo.

Ben prima dei trovatori medievali, il Grifone compare nelle culture del Vicino Oriente, nella glittica mesopotamica, nell’arte minoica e nella tradizione greca.

In queste tradizioni, il Grifone è sempre sentinellaguardianocreatura liminale tra cielo e terra. Un simbolo perfetto per territori aspri, selvaggi, di confine; un confine che, con l’avvento del medioevo, si identifica con l’Aspromonte, baluardo d’Europa e prima linea di difesa dalle incursioni marittime, protagonista di importanti produzioni letterarie.

Le opere che narrano della sua presenza in Aspromonte sono due pilastri della narrativa cavalleresca: il Guerrin Meschino di Andrea da Barberino e la Chanson d’Aspremontchanson de geste di cui ci sono pervenute diverse versioni a partire dal XII secolo.

Scritte tra Italia e Francia, la terra dei trovatori, queste opere hanno contribuito a fissare nell’immaginario europeo un Aspromonte aspro, selvaggio, liminale, perfetto scenario per un’epica battaglia, come quella riportata nella Chanson d’Aspremont, riportata in auge dalla prof.ssa Antonella Musitano, autrice del volume La Chanson d’Aspremont. Una chanson de geste – sec. XII che, nell’epica battagla tra cristiani, guidati da Carlo Magno, e saraceni, a seguito di Agolante, si narrano le gesta del giovane Rolando, eroe della più celebre Chanson de Roland, che proprio in Aspromonte conseguirà l’investitura cavalleresca, la spada Durlindana e l’Olifante.

È un’opera che racchiude tutto il suggestivo simbolismo del ciclo carolingio: letteratura, fede, ideali cavallereschi, e un territorio che diventa confine tra Oriente e Occidente, tra storia e mito.

Sia nella Chanson d’Aspremont e nel Guerrin Meschino, il Grifone è una creatura ostile, un guardiano che incute terrore e sottopone gli eroi a prove iniziatiche. Solo la fede, il coraggio e la purezza d’animo i prescelti riusciranno a  dominarlo, riuscendo a proseguire il loro cammino.

È un riferimento diretto alla forza, regalità e vigore che questo animale, scelto come simbolo araldico da molte case reali, incarna da millenni.

Ed ecco il punto più sorprendente: un Grifone reale esiste davvero. Non è un ibrido, non è un mostro: è un avvoltoio europeo, il Gyps fulvus, una delle specie più imponenti del continente.

Con un’apertura alare che può superare i 2,8 metri, il Grifone reale è un gigante del cielo. Necrofago, elegante nel volo, è un “pulitore ecologico” fondamentale per gli ecosistemi montani.

Dopo un secolo di assenza, il Grifone è tornato nei territori aspromontani tra cui:

  • la Valle del Bonamico (percorso che dalla Valle di Polsi arriva nella piana di Locri)
  • Montalto
  • San Luca
  • fiumare interne del Parco Nazionale dell’Aspromonte

Qui nidifica su pareti verticali, depone un solo uovo all’anno e sfrutta le correnti ascensionali per volare.

Le stesse montagne dove i poeti medievali collocavano il Grifone fantastico sono oggi abitate dal Grifone reale.

Un caso rarissimo, quasi unico in Europa:

  • il Grifone letterario vive nelle pagine dei poemi medievali
  • il Grifone reale vola davvero sopra quelle stesse vette

L’Aspromonte diventa così un luogo unico: dove il mito non è solo memoria, ma eco naturale, riflesso vivo di un animale che, oggi come allora, continua a spiegare le ali verso cieli sovrani.

Oggi il Grifone non è più soltanto il guardiano delle antiche chansons de geste, né l’ombra alata che sfida i paladini nelle pagine del Guerrin Meschino. È un animale reale, vivo, che torna a disegnare cerchi maestosi sopra le vette dell’Aspromonte, ricordandoci che la natura sa restituire ciò che la storia ha trasformato in simbolo. In un tempo in cui tutto sembra correre troppo veloce, il suo volo lento e sovrano ci riporta all’essenziale: alla forza dei luoghi, alla memoria dei racconti, alla bellezza di ciò che resiste. E così, mentre le generazioni continuano a immaginarlo nelle saghe fantasy e nei romanzi cavallereschi, il Grifone reale continua a esistere davvero, qui, ora, sulle nostre montagne, come un ponte tra passato e presente, tra mito e biodiversità.