A 28 anni dal suo trapasso terreno la sua Reggio Calabria ancora non tributa il giusto riconoscimento al genio della moda intitolandogli una via o una piazza
Era una calda giornata d’estate quella mattina del 15 luglio del 1997, a Miami quando Gianni Versace, luminoso astro della moda, si spense prematuramente e improvvisamente a causa della calibro 40 di un serial killer lo freddò senza esitare, senza un motivo reale se non quello dettato dalla sua cieca follia.
A distanza di 28 anni, non solo il mondo della moda e la sua città Natale, Reggio Calabria, ma tutto il mondo ricorda l’uomo che ha saputo guardare oltre il suo tempo, anticipando il futuro, non più prevedibile, dei ruggenti anni 70; un’epoca che ha saputo cogliere, interpretare e rappresentare attraverso la moda come nessuno prima di lui.
Un talento quello di Gianni, non solo raro e creativo, ma frutto di un percorso culturale e personale che ha respirato da sempre, nella sartoria della madre Franca.
Ma partiamo dall’inizio del grande stilista e imprenditore calabrese.
Giovanni Maria Versace, nasce il 2 dicembre del 1946 a Reggio Calabria da Versace Antonino, commerciante, venditore di carbone e da Francesca Olandese, come tutti sanno, sarta da donna, alle ore 06:04 nell’abitazione in via Domenico Muratori.
Terzogenito di quattro figli: Tinuccia, che morirà prematuramente, Santo, Gianni, appunto, e, infine Donatella, così chiamata perché venuta al mondo come un dono qualche anno dopo la morte straziante della primogenita, ridando il sorriso a tutta la famiglia.
Fratelli sempre uniti nel successo come nelle difficoltà. Il motore trainante dei giovani talenti, è stato il fratello maggiore Santo, la presenza fraterna e paterna insieme, che unitamente a Gianni creavano un’unica entità, le due facce opposte della medaglia, la creativa e la commerciale, il genio che ha saputo tradurre l’arte di Gianni in un impero industriale.
Anni dopo la fondazione della Gianni Versace anche l’amatissima sorella Donatella, divenuta nel frattempo maggiorenne, diviene ufficialmente parte della casa di moda, assumendo incarichi sempre più impegnativi e prestigiosi, arricchendo collezioni e progetti con il suo talento e la sua creatività.
Una presenza, quella di Donatella ancora attiva all’interno del prestigioso marchio, in qualità di Chief Brand Ambassador, dopo aver ceduto il ruolo di Direttrice creativa del brand a Dario Vitale lo scorso aprile.
Per decenni questa inseparabile triade di alta moda, nata da una piccola realtà sartoriale a Reggio Calabria, ha raggiunto le vette più alte della moda, identificandosi nel mitico emblema della Medusa!
Ma come nasce questo brand?
Si è spesso detto e scritto che tale simbolo sia ispirato a un mosaico presente alle Terme romane, un sito archeologico posto sul lungomare di Reggio Calabria, a pochi passi dalla sua abitazione in via Tommaso Gullì.
Una via storica intestata alla memoria del Capitano di corvetta Tommaso Gullì, anch’egli freddato violentemente per mano nemica, in seguito fregiato della medaglia d’oro al Valor Militare, che collega due luoghi simbolo della città: la Basilica Cattedrale Metropolitana del Duomo e le Terme Romane, testimonianza di una domus di epoca imperiale così grande e ricca da possedere delle terme private.
Proprio in quella via cresce e si affina il talento di Gianni, al centro tra il sacro e il profano, tra il profumo del mare e l’incanto dello Stretto!
La dimora è ancora lì, nella stessa via abitata fino a pochi mesi fa dalla cugina Nora, recentemente scomparsa, vero e proprio membro della famiglia cui Santo dedica diversi passi del suo libro ‘Fratelli – Una famiglia italiana’, edito da Rizzoli, testimonianza unica di uno spaccato di storia scritto dal protagonista, che racconta la grande avventura della famiglia Versace!
Ma torniamo alla Medusa, la mitica gorgone che pietrificava chiunque osasse guardarla, mostruosa figura di una donna che intimidiva ma nello stesso tempo catturava, come una forza invisibile che obbligava a guardarla affinché il suo potere potesse rivelarsi.
Secondo il mito di Ovidio, Medusa, era una bellissima fanciulla devota ad Atena, ma il dio Poseidone, invaghitosi di lei, decise di possederla con la forza al tempio della dea profanando il luogo.
Atena, adirata, riversò la sua vendetta sulla vittima tramutandola in mostro! I capelli della bellissima gorgone divennero velenosi e sibilanti serpenti e il suo sguardo era in grado di pietrificare chiunque osasse guardarla.
Ma la medusa raffigurata nel brand Versace è davvero una copia, seppur stilizzata, di un reperto antico?
Alla continua ricerca di prove concrete, tra gli archivi e i documenti della Soprintendenza e dell’Archivio di Stato di Reggio Calabria, le immagini e le testimonianze relative agli scavi alle Terme diretti dal grande archeologo Paolo Orsi, ma neppure tra le vecchie foto in bianco e nero esisteva la seppur minima traccia!
Dove continuare la ricerca?
Finalmente, in un’intervista concessami qualche tempo fa, è lo stesso dottor Santo Versace a svelare l’arcano.
Essendo figli della Magna Grecia, Gianni ha sempre detto e ribadito che la sua cultura veniva dall’essere nato a Reggio di Calabria, ma anche la mia, il nostro DNA è greco.
Gianni ha visitato sempre le Terme Romane, le Mura Elleniche e tutti i siti archeologici, visitato mostre, musei e l’idea di avere un simbolo che rappresentasse la Gianni Versace c’era dall’inizio.
Poi Gianni si concentrò sulla Medusa perché chiunque vede la Medusa, secondo la Mitologia, diventa di sasso, resta ammaliato, e lui ha detto che chiunque vestirà o conoscerà la Gianni Versace deve restare ammaliato (…)
Si può dire che il simbolo nasce dalla cultura, vista in diverse soluzioni, in diverse fasi, in diverse situazioni, dalla Medusa del Caravaggio alle varie Meduse che sin trovano nei vari siti archeologici.
Tutto questo si coniuga con il desiderio di Gianni di avere un simbolo che rappresentasse la Versace e quando ha individuato e pensato alla Medusa e ha realizzato che era il più significativo dell’essere e rappresentare Gianni Versace.
Ma quale luogo lo ha davvero ispirato?
Anche a questa domanda possiamo dare una risposta scevra da ogni dubbio:
Secondo me lo hanno ispirato le Terme Romane, le Mura Greche, di Reggio Calabria, Siracusa, i templi di Agrigento, tutto il suo visitare sempre i luoghi che raccontano la nostra epoca fantastica e la Magna Grecia.
La Medusa, quindi, non è la copia stilizzata di un’immagine reale, ma la sintesi di tante gorgoni e la fonte del suo impulso creativo, la sua musa, era il luogo reale, dove si respira, ancora oggi, la gloria immortale di un tempo trascorso che rimanda ai fasti della Roma Imperiale e della Magna Grecia.
Il brand, però, non è composto solo da un volto, ma anche da una cornice greca, anch’essa ispirata nella sua città natale, a poca distanza dalle terme e le mura greche; un simbolo della rinascita di Reggio dopo il devastante terremoto del 1908: la Fontana di Camillo Autore, l’architetto che ricostruì il volto della città.
La pavimentazione della fontana, infatti, rimanda a uno stile classico, realizzato con un mosaico in pietra, che Gianni utilizzerà per incorniciare il magnetico volto di Medusa.
A distanza di 28 anni dalla morte, il ricordo dei luoghi d’infanzia e della giovinezza, che ha sempre decantato sono ancora lì silenziosi, accarezzati dalla brezza marina che soffia capricciosa su ogni pietra.
Le solitarie Terme Romane, nel loro silenzioso angolo di storia non hanno ancora un nome, un titolo e tutte le volte che lo sguardo si sofferma su quel luogo recintato e impraticabile è lecito pensare: perché non è stato ancora intestato a Gianni Versace?
Nell’attesa che l’Amministrazione renda onore a un grande figlio di Calabria che ha sempre portato la sua città nella mente e nel cuore, attendiamo sviluppi…

