Nel 2026 l’Italia celebra gli 80 anni della Repubblica e, con essa, due figure che hanno incarnato la Calabria tra terra e cielo: Gianni Versace, genio della moda nato nel 1946, e Fulco Ruffo di Calabria, eroe dell’aviazione caduto nello stesso anno. Due destini opposti che raccontano un’unica grande storia: quella di una regione che troppo spesso dimentica i suoi figli migliori.

di DANIELA LA CAVA

Un anno ricco di memoria, il 2026, in cui l’evento nazionale per eccellenza – gli 80 anni della nascita della Repubblica italiana – si intreccia con un nuovo modo di raccontare la storia: quella scritta dal popolo e non soltanto dagli storici. Il 2 giugno 1946 il popolo italiano si espresse e, per la prima volta nella storia del Paese, il diritto di voto venne concesso anche alle donne. Un traguardo immenso, ereditato dai nostri antenati, simbolo di una democrazia di cui oggi, forse, si è smarrito il valore.

Ma il 1946, quest’anno più che mai, diventa una data-simbolo che lega due eccellenze nazionali, due volti della Calabria che hanno saputo farsi storia: Gianni Versace e Fulco Ruffo di Calabria.

Gianni Versace, lo stilista reggino che ha conquistato il mondo, nasce proprio nel 1946. La sua vita, spezzata prematuramente e violentemente  mentre compiva un gesto semplice e quotidiano – uscire a comprare il giornale, da un folle, racconta più di mille parole la sua umanità. Versace non ha mai indossato modi da vip: parlava con chiunque lo avvicinasse, regalava sorrisi, stringeva mani, si lasciava fotografare con naturalezza. La dolcezza del suo volto non venne mai scalfita dal successo. Oggi, a 80 anni dalla nascita, quegli occhi visionari che guardavano oltre, tra eccentricità, equilibrio e concretezza, tornano a raccontare l’uomo che trasformò la gorgone in un simbolo immortale, pietrificandola e rendendola emblema della sua potenza creativa.

Se con Versace il 1946 segna gli 80 anni dalla nascita, esiste un contraltare che ricorda un illustre personaggio di cui quest’anno ricorrono gli 80 anni dalla morte: Fulco Ruffo di Calabria. Discendente di uno dei casati più antichi d’Europa, la cui denominazione “di Calabria” fu istituita da Federico II, Fulco fu principe di Calabria e XVIII conte di Sinopoli. Diversamente da molti nobili dediti all’ozio, fu un uomo d’azione che lasciò la sua impronta tanto sulla terra quanto nei cieli. Asso dell’Aviazione e orgoglio della Regia Aeronautica, il capitano Ruffo – riconoscibile dal teschio dipinto sul suo SPAD – fu decorato con numerose medaglie al valor militare, tra cui la Medaglia d’Oro, e divenne senatore del Regno d’Italia. Il suo nome lega l’Italia al Belgio grazie alla figlia, Paola, divenuta regina dei Belgi e considerata all’epoca la più bella principessa del mondo. Un nome, quello di Fulco Ruffo, che vive ancora oggi nel nipote omonimo, principe di Scilla.

Nonostante il passato glorioso di questi due eroi, la Calabria non conserva memoria della loro grandezza. Non esistono strade, caserme, aeroporti dedicati ai Ruffo, ricordati soltanto attraverso il castello che domina la rocca di Scilla. Eppure sarebbe auspicabile che l’aeroporto di Lamezia Terme – privo di intestazione – potesse un giorno portare il nome di Fulco Ruffo di Calabria: un omaggio doveroso a un eroe della Grande Guerra e, allo stesso tempo, una forma di promozione identitaria per l’intera regione.

Anche il ricordo di Gianni Versace, soprattutto nella sua città natale, sembra essere stato per anni quasi bandito. Solo quest’anno, a 80 anni dalla nascita, la memoria ha iniziato a riaffiorare con una mostra temporanea e con la possibile intestazione del futuro Museo del Mare. Ma che ne è delle terme romane che lo stilista tanto decantava? Oggi sono prive di qualsiasi dedicazione, quasi abbandonate, nonostante la loro posizione privilegiata sul lungomare, insieme ad altri tesori del passato che non sembrano ricevere la giusta attenzione da parte delle istituzioni.

Ci auguriamo che il senso di responsabilità verso questo patrimonio visibilmente trascurato possa risvegliarsi, insieme all’orgoglio per tutte le eccellenze che la Calabria può vantare. Non solo grandi nomi come Versace, Ruffo, Mia Martini, Mino Reitano, Rino Gaetano, ma anche figure del passato come Boccioni, Repaci, e tanti protagonisti dell’arte, della scienza e della letteratura.

Conservare memoria di tutto questo non è un atto di nostalgia: è un dovere civile, un gesto di responsabilità verso la nostra identità. Solo riconoscendo il valore dei nostri luoghi, dei nostri artisti e dei nostri eroi possiamo costruire una Calabria consapevole della propria storia e finalmente capace di onorarla.