
Tra nidificazioni, soccorsi e riabilitazioni, Brancaleone si conferma la “città delle tartarughe marine”, guidando una delle missioni più importanti per la salvaguardia della biodiversità del mare.
di DANIELA LA CAVA
Quante volte abbiamo sentito l’espressione “Armata Brancaleone”, immaginando una folla disordinata di uomini d’armi improvvisati, lanciati all’avventura come un manipolo di Don Chisciotte? Eppure, al di là dell’ironia cinematografica immortalata da Vittorio Gassman, esiste un’armata reale, silenziosa e preziosa, che porta lo stesso nome del borgo jonico: Brancaleone.
Qui, sulla costa che guarda l’Oriente, non sfilano cavalieri, ma tartarughe marine Caretta caretta, protagoniste di una delle battaglie di conservazione più significative del Mediterraneo. È da questa presenza costante e vitale che nasce l’appellativo di “Città delle Tartarughe Marine”: un titolo che non è folklore, ma scienza, tutela e impegno quotidiano.
Le spiagge di Brancaleone infatti sono un punto di riferimento per la nidificazione delle Caretta caretta, dove ogni estate le femmine risalgono la battigia per deporre le uova, affidando alla sabbia il futuro della specie. È un gesto antico, millenario, che trasforma la costa calabrese in uno scrigno di continuità biologica, un luogo dove la natura insiste, resiste e sceglie di tornare.
Ma questa “armata” non combatte solo contro il tempo: combatte contro l’uomo.
Le tartarughe marine sono tra gli animali più minacciati del pianeta a causa delle attività umane come la pesca intensiva, l’inquinamento, il traffico nautico e le alterazioni degli habitat costieri, che rappresentano un pericolo costante per la sopravvivenza di molte specie marine.
Nel Mediterraneo i dati rilevati non sono ottimistici: migliaia di esemplari vengono catturati accidentalmente ogni anno durante la pesca professionale e questi incidenti, seppur involontari, spesso diventano letali per i molti esemplari che non sopravvivono alla cattura o vengono abbandonati in mare, destinati a una lenta agonia.
L’inquinamento da plastica è un’altra minaccia crescente: le tartarughe ingeriscono frammenti scambiandoli per cibo, con conseguenze spesso fatali mentre altre rimangono intrappolate nei rifiuti galleggianti, riportando ferite gravissime e amputazioni.
Il traffico nautico aggiunge un ulteriore rischio: quando le tartarughe emergono per respirare o riscaldarsi, vengono spesso colpite dalle imbarcazioni e nell’area dello Stretto di Messina questa dinamica è particolarmente frequente.
A tutto ciò si sommano i cambiamenti climatici, la perdita degli habitat costieri e l’uso di mezzi meccanici sulle spiagge durante la nidificazione, che distruggono nidi e alterano irreversibilmente gli ecosistemi.
In questo scenario complesso, Brancaleone non è solo un luogo: è un presidio. Dal 2006, il Centro Recupero Tartarughe Marine di Brancaleone (CRTM) rappresenta uno dei punti di riferimento più importanti tra Calabria e Sicilia per il soccorso, la cura e la riabilitazione delle Caretta caretta ferite.
Ogni anno il Centro accoglie decine di esemplari, perlopiù vittime della pesca professionale del tonno e del pesce spada. Le loro storie diventano testimonianze viventi dei danni provocati dalle attività umane sugli ecosistemi marini.
Il CRTM non è solo un ospedale: è un luogo di divulgazione, educazione e sensibilizzazione. Migliaia di visitatori vengono accompagnati alla scoperta delle minacce che incombono sulla biodiversità marina e delle azioni concrete che ciascuno può intraprendere per ridurre l’impatto antropico.
In oltre quindici anni di attività, il Centro ha soccorso, curato e restituito al mare centinaia di tartarughe, un risultato possibile grazie al lavoro instancabile dei volontari e al sostegno di chi crede nella tutela del Pianeta. Una grande risorsa per queste preziose specie, che con cura e amore molti volontari assistono senza risparmio, offrendo loro la possibilità di ritornare nel loro habitat naturale. Ma spesso le cure non sono sufficienti: durante una visita in questo ospedale per tartarughe, aperto al pubblico, si percepiscono tutte le difficoltà che questi angeli del mare affrontano, tra grossi ami incastrati nello stomaco e carapaci compromessi che non lasciano speranza di sopravvivenza.
Dietro questa missione c’è Blue Conservancy, associazione no profit attiva dal 2009 nella salvaguardia delle tartarughe marine e degli ecosistemi marini. Un’organizzazione che non gode di finanziamenti pubblici e che vive grazie alla partecipazione di cittadini, ricercatori, volontari e appassionati.
La loro battaglia quotidiana è dimostrare che l’uomo può convivere con il mare senza distruggerlo e che la tutela non è un’utopia, ma una responsabilità.
L’“Armata Brancaleone” di oggi non è quella di Gassman, né quella dei cavalieri improvvisati, ma un esercito silenzioso di tartarughe che continua a scegliere quei lidi come luogo di vita, e di biologi, volontari, cittadini che combattono ogni giorno per difendere un pezzo di Mediterraneo.
Questa nuova e nobile “Armata Brancaleone”, radunata nell’omonimo comune della costa jonica reggina – noto nella letteratura come luogo di confino del grande scrittore piemontese Cesare Pavese, oggi Villa Tringali- è un esercito che non brandisce spade, ma conoscenza, cura, scienza e dedizione.
Ed è un esercito che, nel suo silenzio, racconta una delle storie più importanti della Calabria contemporanea: la storia di un territorio che protegge la propria identità culturale e il proprio mare, un mare che ogni anno rinnova il suo ciclo vitale.
