di DANIELA LA CAVA

 

Un tempietto antico riemerge dal passato,

ma subito il web lo ha trasformato!

 

Si dice che sia la tomba di Giulia,

d’Augusto rea figlia, di cui Reggio ha memoria.

Ma tracce concrete proclamano il falso

Un tempio votivo è ben più acclamato!

 

Tra voci distorte e responsi affrettati

si rischia di offuscare i sentieri tracciati.

Dal podio il tempietto silente si mostra:

rispettiamone il valore, senza menzogna.

 

Nel 2016, durante i lavori per realizzare un parcheggio nella piazza adiacente alla stazione centrale di Reggio Calabria, le ruspe si fermarono davanti a qualcosa di inatteso: sotto l’asfalto affioravano resti antichi. Da quel momento, in seguito ad autorizzazioni, rilievi e lunghe pause forzate, si iniziò un percorso che avrebbe riportato alla luce una struttura rimasta nascosta per secoli.

Gli scavi, proceduti a fasi alterne per mancanza di fondi e condizioni climatiche avverse, hanno rivelato un sito di epoca classica incastonato tra testimonianze medievali. Nel 2024, in occasione delle giornate del FAI, l’area è stata aperta eccezionalmente al pubblico, suscitando curiosità e — inevitabilmente — un’ondata di interpretazioni fantasiose.

Secondo gli archeologi, la posizione dell’edificio e la sua conformazione suggeriscono un piccolo tempio votivo collocato all’ingresso della città antica. Nessuna iscrizione, nessun elemento decorativo permette però di attribuirlo con certezza a una divinità specifica. Il foro centrale, probabilmente destinato a ospitare una statua o un’ara, resta uno degli indizi più significativi.

Eppure, fin dai primi giorni, la narrazione più diffusa non è stata quella scientifica. A circolare con insistenza è stata invece la leggenda secondo cui la struttura sarebbe la tomba di Giulia, figlia dell’imperatore Augusto, esiliata a Reggio Calabria dopo lo scandalo che la travolse: una storia che continua a essere raccontata ma che, seppur affascinante, rimane priva di fondamento! Le fonti infatti attestano il suo trasferimento a Rhegium, ma non esistono prove che vi sia morta, né sono mai state rinvenute tombe o epigrafi riconducibili a lei. Gli studiosi, inoltre, escludono che l’edificio di piazza Garibaldi abbia le caratteristiche di un mausoleo.

Nonostante ciò, le ricostruzioni prive di basi continuano a circolare con sorprendente tenacia, spesso oscurando il lavoro di chi, con competenza e pazienza, studia e tutela il patrimonio archeologico della città. La struttura infatti, per forma, posizione e tipologia, rimanda chiaramente a un luogo di culto, non certo a una sepoltura.

In attesa che gli studi proseguano e che l’area venga finalmente valorizzata, resta un auspicio: che la storia, quella documentata e verificabile, riesca a farsi sentire più forte delle suggestioni. Perché il patrimonio storico-artistico merita di essere raccontato con rigore, senza cedere alle semplificazioni che troppo spesso trasformano curiosità e saccenza in disinformazione.