
Nel giorno della commemorazione dell’asso dell’Aviazione e principe di Scilla, Forte dei Marmi celebra una delle figure più luminose della storia italiana, ancora priva di riconoscimenti nella sua terra d’origine.
di DANIELA LA CAVA
Il 24 agosto 2026, Forte dei Marmi ha ospitato una cerimonia che ha riportato al centro dell’attenzione una delle figure più luminose della storia dell’aviazione italiana: Fulco Ruffo di Calabria, principe di Scilla, XVIII conte di Sinopoli, eroe della Prima guerra mondiale e protagonista della leggendaria 91ª Squadriglia. La commemorazione cadeva all’indomani dell’ottantesimo anniversario della sua morte, avvenuta il 23 agosto 1946, una data che continua a evocare il coraggio e l’eleganza dei pionieri del cielo.
Fulco Ruffo di Calabria apparteneva a quella generazione di aviatori che trasformò il volo in un atto di audacia estrema. I primi velivoli infatti erano macchine fragili, instabili, prototipi che richiedevano una fibra morale fuori dal comune. Ruffo non solo li guidava: li dominava. Le sue decorazioni – una Medaglia d’Oro, una d’Argento, quattro di Bronzo al Valor Militare – raccontano una vita vissuta tra rischio, disciplina e un senso di nobiltà che andava ben oltre il titolo che portava.
Nonostante il legame profondo con la Calabria, la sua terra d’origine non gli ha mai dedicato un’intestazione: nessuna via, nessuna caserma, nessun aeroporto porta il suo nome. Un’assenza che stride con la grandezza del casato Ruffo, radicato nel Mezzogiorno sin dal Medioevo e protagonista di pagine decisive della storia italiana.
È stata invece la Toscana, e in particolare Forte dei Marmi, a rendergli omaggio con una cerimonia solenne, alla presenza di autorità civili e militari, rappresentanti delle istituzioni e membri delle famiglie nobiliari e reali europee. Una celebrazione mirata, pensata per restituire dignità e visibilità a una figura che l’Europa continua ad ammirare.
Tra i partecipanti, spiccava S.A.R. la Principessa Astrid del Belgio, nipote dell’eroe, figlia della Regina Paola del Belgio, nata Paola Ruffo di Calabria. La sua presenza ha conferito alla cerimonia un valore simbolico altissimo: la continuità di una memoria che attraversa generazioni e confini. Accanto a lei, il Principe di Scilla Don Fulco Ruffo di Calabria, nipote dell’omonimo aviatore, custode diretto della storia familiare.
La commemorazione si è svolta con un tono composto e istituzionale, alternando momenti di ricordo, testimonianze e tributi. Forte dei Marmi ha offerto ciò che la Calabria, incredibilmente, non ha ancora fatto: un riconoscimento pubblico, solenne, meritato.
La cerimonia di Forte dei Marmi ha ricordato quanto la figura di Fulco Ruffo di Calabria appartenga alla storia più alta del nostro Paese. E se oggi l’Europa ne celebra il nome, è naturale chiedersi perché la Calabria, terra che ne custodisce le radici più antiche, non abbia ancora scelto di riconoscerlo, di raccontarlo, di farne un riferimento della propria memoria storica.
Ci sono eroi che non chiedono memoria: la generano!
Sta ai territori che li hanno visti nascere trasformare quella eredità in orgoglio, in consapevolezza, in futuro. Perché quando l’Europa rende onore a questi grandi uomini, la Calabria non può restare silente.
